Figurazioni antropomorfe percorse da un pensiero psichico e filosofico tradotto in un plasma pittorico. Sostanza che rinvia alla formazione della vita e del sé.
L’indagine sull’origine della vita e della natura umana si sviluppa stilisticamente tra tipi e stereotipi, tra grafemi, con pennellate generate terapeuticamente.
Non celando il possibile ritratto, il riconoscere o il riconoscersi, se il volto è capace di parlare di sé e di noi anche quando è apparentemente “muto”, “maschera” o “stereotipo”. La forma femminile non coinvolge la dimensione del genere.
È presente una fenomenologia del mondo, riassunta tra le mani delle figure e gestita nel particolare ‘distaccato’ delle scarpe quale simbolo di approdo.
Per dove? L'opera propone una sorta di viaggio psichico astrale, di esperienze extra-corporee, dallo stato profondo di un sonno in cui si risvegliano spontaneamente altre facoltà intellettive per penetrare una realtà inesplorata che sembra un sogno e che forse non è.
Oppure filosofico, cosmologico, per risalire all’Uno. Dall’Uno si ricava il Molteplice. Il meccanismo vitale che consente che l’anima si realizzi nel mondo.
Alla ricerca di quel tratto che assicura ‘il nostro essere Uno nonostante si sia in due, o in tre’, in quanto al ‘Due’ si somma il dualismo del sé, di chi approda, durante il sonno, alle realtà altrimenti impenetrabili.